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<channel><title><![CDATA[Storia Economica - Attualit&agrave;]]></title><link><![CDATA[https://www.storiaeconomica.com/attualitagrave]]></link><description><![CDATA[Attualit&agrave;]]></description><pubDate>Tue, 07 Apr 2026 09:51:25 -0700</pubDate><generator>Weebly</generator><item><title><![CDATA[Euro debole ed export: l'analisi di Umberto Marengo]]></title><link><![CDATA[https://www.storiaeconomica.com/attualitagrave/euro-debole-ed-export-lanalisi-di-umberto-marengo]]></link><comments><![CDATA[https://www.storiaeconomica.com/attualitagrave/euro-debole-ed-export-lanalisi-di-umberto-marengo#comments]]></comments><pubDate>Sat, 14 Nov 2015 10:30:06 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.storiaeconomica.com/attualitagrave/euro-debole-ed-export-lanalisi-di-umberto-marengo</guid><description><![CDATA[ATTUALITÀ - Le esportazioni continuano a essere il motore pulsante dell’economia italiana. Mentre il PIL fatica a crescere più di qualche zero-virgola, negli ultimi quattro anni l’export italiano è cresciuto di oltre il 10%. A luglio 2015 il Made in Italy aveva raggiunto quota +5,5% rispetto all’anno precedente. Se il trend fosse confermato, l’export potrebbe raggiungere quota 420 miliardi di Euro entro dicembre. Una cifra che vale quasi un terzo del PIL nazionale e che dimostra ancor [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div><div class="wsite-image wsite-image-border-medium" style="padding-top:10px;padding-bottom:10px;margin-left:0px;margin-right:0px;text-align:center"><a><img src="https://www.storiaeconomica.com/uploads/1/8/9/7/18974387/6460107.png?328" alt="Immagine" style="width:328;max-width:100%"></a><div style="display:block;font-size:90%"></div></div></div><div class="paragraph" style="text-align:justify;"><font color="#2A2A2A" size="4">ATTUALIT&Agrave; - Le esportazioni continuano a essere il motore pulsante dell&rsquo;economia italiana. Mentre il PIL fatica a crescere pi&ugrave; di qualche zero-virgola, negli ultimi quattro anni l&rsquo;export italiano &egrave; cresciuto di oltre il 10%. A luglio 2015 il Made in Italy aveva raggiunto quota +5,5% rispetto all&rsquo;anno precedente. Se il trend fosse confermato, l&rsquo;export potrebbe raggiungere quota 420 miliardi di Euro entro dicembre. Una cifra che vale quasi un terzo del PIL nazionale e che dimostra ancora una volta quanto la ricchezza italiana sia legata al commercio internazionale...</font><br></div><div><!--BLOG_SUMMARY_END--></div><div><div id="568824414814220693" align="left" style="width: 100%; overflow-y: hidden;" class="wcustomhtml"> <!-- Historia 3 --><ins class="adsbygoogle" style="display:block" data-ad-client="ca-pub-1483969197780360" data-ad-slot="5928278537" data-ad-format="auto"></ins> </div></div><div class="paragraph" style="text-align:justify;"><font color="#2A2A2A" size="4">Le ragioni della crescita delle esportazioni nell&rsquo;ultimo anno e mezzo sono essenzialmente due: la ripresa economica mondiale e la svalutazione dell&rsquo;Euro che ha reso pi&ugrave; competitivi i prodotti italiani sui mercati extra-europei. Il Quantitative Easing della BCE ha fatto sentire i suoi effetti. La valuta cinese si &egrave; rafforzata del 45% in quattro anni rispetto all&rsquo;Euro mentre il dollaro americano si &egrave; rafforzato del 15%.</font><br><br><font color="#2A2A2A" size="4">Non bisogna per&ograve; farsi ingannare dal potere delle svalutazioni. Nelle relazioni commerciali la distanza geografica continua a essere un fattore decisivo. Tra i primi diciassette paesi in cui l&rsquo;Italia esporta, dieci sono in Europa. Le aziende italiane esportano pi&ugrave; in Belgio (11 milioni di abitanti) che in Cina (1,3 miliardi di abitanti).<br><br>Fuori dall&rsquo;Europa, la svalutazione dell&rsquo;Euro ha comunque stimolato le esportazioni di prodotti italiani. Negli ultimi quattro anni, tra svalutazioni e crescita reale, il potere d&rsquo;acquisto (la ricchezza in Euro correnti) dei partner commerciali dell&rsquo;Italia &egrave; cresciuto di oltre il 7% l&rsquo;anno e l&rsquo;export italiano ne ha beneficiato con una crescita media del 3% l&rsquo;anno.</font><br><br><font color="#2A2A2A" size="4">Ma i risultati dell&rsquo;Italia nel mondo sono tutt&rsquo;altro che omogenei. Mentre il potere d&rsquo;acquisto dei cinesi &egrave; aumentato di circa il 20% l&rsquo;anno dal 2013 ad oggi, la crescita dell&rsquo;export &egrave; stata pi&ugrave; modesta (circa il 4% l&rsquo;anno). La crescita economica cinese &egrave; infatti ora alimentata principalmente dalla domanda interna. Il deprezzamento&nbsp;del Renminbi ha alzato artificialmente il potere d&rsquo;acquisto dei cinesi ma non ha prodotto un vero aumento della domanda di prodotti stranieri. Inoltre, altre economie emergenti come il Brasile e la Russia attraversano una pesante recessione accompagnata da forti svalutazioni che hanno reso meno competitivi i prodotti italiani in quei mercati.</font><br><br><br><font color="#2A2A2A" size="4">D&rsquo;altro canto, gli Stati Uniti continuano a essere non soltanto il primo mercato extra-europeo dell&rsquo;Italia ma anche il paese dove il maggiore potere d&rsquo;acquisto &egrave; stato &ldquo;speso&rdquo; di pi&ugrave; in prodotti italiani. Negli ultimi due anni, per ogni punto percentuale di crescita del potere d&rsquo;acquisto degli americani, la spesa per il Made in Italy &egrave; aumentata di 1,3 punti percentuali. Gli Stati Uniti hanno inoltre un tasso di crescita stabile, un mercato generalmente aperto, ed &egrave; prevedibile che il dollaro continuer&agrave; a rimanere una moneta forte rispetto all&rsquo;Euro. La progressiva riduzione del Quantative Easing della Federal Reserve nel medio periodo spinger&agrave; il dollaro a rafforzarsi ulteriormente, aumentandone il potere d&rsquo;acquisto.</font><br><br><font color="#2A2A2A" size="4">La domanda oggi &egrave; se e come l&rsquo;Italia pu&ograve; continuare ad aumentare le esportazioni sui livelli di questi ultimi due anni. Le stime del Fondo Monetario Internazionale per i prossimi anni indicano un calo del potere d&rsquo;acquisto dei Paesi emergenti dovuto a minore crescita e probabili svalutazioni. Senza una strategia le esportazioni italiane continueranno probabilmente a crescere ma rallentando il passo.</font><br><br><font color="#2A2A2A" size="4">Per questo l&rsquo;Italia ha bisogno di una strategia complessiva per massimizzare la sua posizione nel mondo facendo forza sui mercati dove &egrave; gi&agrave; oggi pi&ugrave; presente, sui mercati a maggiore potenziale a lungo termine, e che tenga conto dei rischi di possibili fluttuazioni dei cambi nel breve-medio periodo. In questo contesto, i dati mostrano che il mercato unico europeo e gli Stati Uniti continueranno a essere i principali sbocchi per le aziende italiane. Per questo il partenariato di libero scambio in discussione tra Unione Europea e Stati Uniti (il cosiddetto &ldquo;TTIP&rdquo;) ha un valore strategico essenziale per l&rsquo;Italia (ed &egrave; molto pi&ugrave; rilevante delle dibattutissime sanzioni contro la Russia).</font><br><br><font color="#2A2A2A" size="4">Tra i BRICS la Cina &egrave; un mercato ad alte potenzialit&agrave; per l&rsquo;Italia ma a livello macroeconomico sembra pi&ugrave; orientato verso la domanda interna rispetto al passato. Russia e Brasile restano mercati importanti ma strategicamente pi&ugrave; deboli e volatili. L&rsquo;India, infine, &egrave; ancora un continente tutto da capire ed esplorare.</font><br><br>Twitter: <a target="_blank" href="https://twitter.com/UmbeMarengo">@UmbeMarengo</a><br><br>Fonte: <a target="_blank" href="http://www.econopoly.ilsole24ore.com/2015/11/13/perche-non-bisogna-farsi-ingannare-dal-potere-delle-svalutazioni/?uuid=kgYUZcBu">qui</a>.<br></div><div><div id="365267897512186607" align="left" style="width: 100%; overflow-y: hidden;" class="wcustomhtml"> <!-- Historia 3 --><ins class="adsbygoogle" style="display:block" data-ad-client="ca-pub-1483969197780360" data-ad-slot="5928278537" data-ad-format="auto"></ins> </div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Migliora leggermente la produzione industriale]]></title><link><![CDATA[https://www.storiaeconomica.com/attualitagrave/migliora-leggermente-la-produzione-industriale]]></link><comments><![CDATA[https://www.storiaeconomica.com/attualitagrave/migliora-leggermente-la-produzione-industriale#comments]]></comments><pubDate>Tue, 10 Nov 2015 09:34:19 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.storiaeconomica.com/attualitagrave/migliora-leggermente-la-produzione-industriale</guid><description><![CDATA[A settembre 2015 l'indice destagionalizzato della produzione industriale è aumentato dello 0,2% rispetto ad agosto. Nella media del trimestre luglio-settembre 2015 la produzione è cresciuta dello 0,4% nei confronti del secondo trimestre.Corretto per gli effetti di calendario, a settembre 2015 l'indice è aumentato in termini tendenziali dell'1,7% (i giorni lavorativi sono stati 22 come a settembre 2014). Nella media dei primi nove mesi dell'anno la produzione è aumentata dello 0,9% rispetto a [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div class="paragraph" style="text-align:justify;"><font color="#2A2A2A" size="4">A settembre 2015 l'indice destagionalizzato della produzione industriale &egrave; aumentato dello 0,2% rispetto ad agosto. Nella media del trimestre luglio-settembre 2015 la produzione &egrave; cresciuta dello 0,4% nei confronti del secondo trimestre.<br>Corretto per gli effetti di calendario, a settembre 2015 l'indice &egrave; aumentato in termini tendenziali dell'1,7% (i giorni lavorativi sono stati 22 come a settembre 2014). Nella media dei primi nove mesi dell'anno la produzione &egrave; aumentata dello 0,9% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente...</font></div><div><!--BLOG_SUMMARY_END--></div><div><div id="127779617424074157" align="left" style="width: 100%; overflow-y: hidden;" class="wcustomhtml"> <!-- Historia 3 --><ins class="adsbygoogle" style="display:block" data-ad-client="ca-pub-1483969197780360" data-ad-slot="5928278537" data-ad-format="auto"></ins> </div></div><div class="paragraph" style="text-align:left;"><font color="#2A2A2A" size="4">La crescita mensile &egrave; concentrata nel comparto dei beni intermedi, l'unico tra i principali raggruppamenti di industrie a registrare una variazione congiunturale positiva (+0,7%); variazioni negative si rilevano invece per l'energia (-1,5%) e per i beni di consumo<br>(-1,0%) mentre i beni strumentali segnano una variazione nulla.<br>In termini tendenziali gli indici corretti per gli effetti di calendario registrano, a settembre 2015, aumenti nei comparti dei beni strumentali (+5,3%), dell'energia (+2,3%) e dei beni di consumo (+0,1%); diminuiscono invece i beni intermedi (-0,1%).<br>Per quanto riguarda i settori di attivit&agrave; economica, a settembre 2015, i comparti che registrano la maggiore crescita tendenziale sono quelli della fabbricazione di mezzi di trasporto (+23,2%), della fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (+12,3%) e della fabbricazione di apparecchiature elettriche e apparecchiature per uso domestico non elettriche (+4,8%). Le diminuzioni maggiori si rilevano nei settori dell'attivit&agrave; estrattiva (-4,5%), delle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-4,0%) e delle altre industrie manifatturiere, riparazione e installazione di macchine ed apparecchiature (-2,5%).</font><br><br>Fonte: <a target="_blank" href="http://www.istat.it">Istat</a>.<br><br></div><div><div id="989830200955007151" align="left" style="width: 100%; overflow-y: hidden;" class="wcustomhtml"> <!-- Historia 3 --><ins class="adsbygoogle" style="display:block" data-ad-client="ca-pub-1483969197780360" data-ad-slot="5928278537" data-ad-format="auto"></ins> </div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Legge di stabilità e fondi europei]]></title><link><![CDATA[https://www.storiaeconomica.com/attualitagrave/legge-di-stabilit-e-fondi-europei]]></link><comments><![CDATA[https://www.storiaeconomica.com/attualitagrave/legge-di-stabilit-e-fondi-europei#comments]]></comments><pubDate>Tue, 22 Oct 2013 15:27:07 GMT</pubDate><category><![CDATA[europa]]></category><category><![CDATA[tasse]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.storiaeconomica.com/attualitagrave/legge-di-stabilit-e-fondi-europei</guid><description><![CDATA[   Le risorse complessive per le politiche di sviluppo e coesione (stanziate dal governo e dall&rsquo;Unione Europea) corrispondo a circa 100 miliardi. Una cifra reboante, a maggior ragione se si pensa che si faticano a trovare coperture molto pi&ugrave; basse per interventi di natura fiscale; ma veniamo nel dettaglio: sono risorse che coprono un arco di tempo che va dal 2014 al 2020. Una media di circa 16 miliardi e mezzo per anno.   Il contributo europeo &egrave; di 30 miliardi di euro cos&igr [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='z-index:10;position:relative;float:left;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.storiaeconomica.com/uploads/1/8/9/7/18974387/8065543.jpg?276" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px;" alt="Picture" class="galleryImageBorder" /></a><span style="display: block; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="text-align:left;display:block;">  Le risorse complessive per le politiche di sviluppo e coesione (stanziate dal governo e dall&rsquo;Unione Europea) corrispondo a circa 100 miliardi. Una cifra reboante, a maggior ragione se si pensa che si faticano a trovare coperture molto pi&ugrave; basse per interventi di natura fiscale; ma veniamo nel dettaglio: sono risorse che coprono un arco di tempo che va dal 2014 al 2020. Una media di circa 16 miliardi e mezzo per anno. <br />  Il contributo europeo &egrave; di 30 miliardi di euro cos&igrave; ripartiti: <strong>7 per le regioni pi&ugrave; sviluppate, 1 per le regioni in transizione e 20 per le regioni pi&ugrave; in difficolt&agrave;.</strong><br /><span></span>  Nella recente e discussa legge di stabilit&agrave; il cofinanziamento nazionale verte sul Fondo di Stabilit&agrave; e Coesione (circa 54 miliardi totali).<br />      <!--[if gte mso 9]>     Normal   0         14         false   false   false      IT   X-NONE   X-NONE                                                     MicrosoftInternetExplorer4                                                   <![endif]--></div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div>  <!--BLOG_SUMMARY_END--></div>  <div class="paragraph" style="text-align:left;">&nbsp;<strong style="">&ldquo;</strong>Il fine dell'utilizzo di tali risorse secondo il governo deve essere "da un lato continuare nell&rsquo;azione di potenziamento e miglioramento dei contesti regionali; dall&rsquo;altro assicurare un sostegno, strutturale e non congiunturale, ai processi di rafforzamento delle imprese, di incremento dell&rsquo;occupazione, di miglioramento del tessuto sociale dopo la grande crisi.&rdquo;<br /><span style=""></span><br /><span style=""></span>  Questi buoni propositi troveranno effettiva attuazione? Se guardiamo all&rsquo;esperienza odierna non si pu&ograve; essere troppo ottimisti: la maggior parte dei fondi europei non vengono utilizzati in tempo da regioni ed enti locali, cos&igrave; l&rsquo;Europa chiude i rubinetti. Oppure pu&ograve; accadere che qualora vengano usati, l&rsquo;utilizzo sia pessimo: si &egrave; arrivati a finanziare un concerto con contributi UE!<br /><span style=""></span><br /><span style=""></span>  Il governo dice di voler puntare in primis sulle infrastrutture, per questo il Fondo di Stabilit&agrave; e Coesione &egrave; stato convogliato soprattutto su trasporti e ambiente.<br /><span style=""></span><br /><span style=""></span>  Non mancano interventi sulle citt&agrave; al fine di promuovere forme di <strong style="">mobilit&agrave; sostenibile</strong>, <strong style="">l&rsquo;efficienza</strong> e il <strong style="">risparmio energetico</strong>, <strong style="">l&rsquo;economia digitale</strong> e <strong style="">l&rsquo;inclusione sociale</strong>.<br /><span style=""></span><br /><span style=""></span>  Presenti misure per il Mezzogiorno volte a evitare l&rsquo;isolamento delle programmazioni regionali per definire invece in comune i temi del lavoro: agricoltura, agroindustria, turismo, manifatturiero.<br /><span style=""></span><br /><span style=""></span>  Lo schema d&rsquo;intervento per l&rsquo;Italia tutta &egrave; quello giusto (nelle linee guida): &ldquo;i processi innovativi delle imprese, in particolare di minore dimensione, e di ampliamento della capacit&agrave; produttiva, materiale e immateriale; l&rsquo;assunzione a tempo indeterminato nelle imprese di giovani ad alta qualifica, come fondamentale elemento di un rafforzamento strutturale delle aziende; la riduzione del cuneo fiscale attraverso misure di decontribuzione attive su un periodo prolungato di tempo e coerenti con gli interventi gi&agrave; in corso; schemi di contrasto alla povert&agrave; attraverso l&rsquo;inclusione attiva.&rdquo;<br /><span style=""></span><br /><span style=""></span>  Bisogna per&ograve; evitare di abbassare la guardia sulla traduzione di questi obiettivi in realt&agrave; concrete. <br /><span style=""></span><br /><span style=""></span>  Uno dei fattori pi&ugrave; importanti, se non il pi&ugrave; importante, &egrave; la riduzione del cuneo fiscale. Un primo passo in questa direzione &egrave; affrontato nella Legge di Stabilit&agrave;, anche se Squinzi (Confindustria) lo reputa troppo timido. La palla ora passa al parlamento. Se questo &ldquo;timido passo&rdquo; diventasse pi&ugrave; deciso, sarebbe un buon risultato.<br /><br /><br /><span>G. Brigatti</span><br /><span style=""></span><br /><span style=""></span>  </div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[IMU: Saccomanni fa le sue proposte]]></title><link><![CDATA[https://www.storiaeconomica.com/attualitagrave/imu-saccomanni-fa-le-sue-proposte]]></link><comments><![CDATA[https://www.storiaeconomica.com/attualitagrave/imu-saccomanni-fa-le-sue-proposte#comments]]></comments><pubDate>Sat, 10 Aug 2013 11:00:31 GMT</pubDate><category><![CDATA[tasse]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.storiaeconomica.com/attualitagrave/imu-saccomanni-fa-le-sue-proposte</guid><description><![CDATA[     Il Ministro dell'economia Saccomanni ha presentato nove proposte su quello che sembra il tema pi&ugrave; scottante del governo Letta: la riforma dell'IMU. Infatti il PDL continua a chiedere l'abolizione totale dell'odiata imposta sulla prima casa. Questo per&ograve; rischierebbe di creare gravi squilibri nelle finanze dello Stato, cos&igrave; Saccomani ha cercato di fare le sue proposte alternative per rendere pi&ugrave; equa la tasa che grava sugli immobili.Tre proposte sono particolarment [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='z-index:10;position:relative;float:left;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.storiaeconomica.com/uploads/1/8/9/7/18974387/8084916.jpg?317" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px;" alt="Picture" class="galleryImageBorder" /></a><span style="display: block; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;"></span></span> <div class="paragraph" style="text-align:left;display:block;">    Il Ministro dell'economia Saccomanni ha presentato nove proposte su quello che sembra il tema pi&ugrave; scottante del governo Letta: la riforma dell'IMU. Infatti il PDL continua a chiedere l'abolizione totale dell'odiata imposta sulla prima casa. Questo per&ograve; rischierebbe di creare gravi squilibri nelle finanze dello Stato, cos&igrave; Saccomani ha cercato di fare le sue proposte alternative per rendere pi&ugrave; equa la tasa che grava sugli immobili.<br />Tre proposte sono particolarmente interessanti:<br /><span></span><br /><span>-</span><strong>Incremento selettivo della detrazione IMU per abitazione principale in funzione della condizione economica del proprietario, parametrata al reddito dello stesso soggetto</strong><br /><br /><span></span><strong>&nbsp;</strong>-<strong>Incremento della detrazione IMU per l&rsquo;abitazione principale decrescente in funzione della condizione economica del nucleo familiare, misurata attraverso l&rsquo;ISEE</strong><br /><span></span><br /><span>-</span><strong>Rimborso dell&rsquo;IMU sull&rsquo;abitazione (integrale o parziale) attraverso l&rsquo;attribuzione di un credito di imposta (o una detrazione) IRPEF</strong><span></span>  <strong "mso-bidi-font-weight:="" normal"=""></strong>  <br /><span></span><br /><span></span><br /> <br /> <br /><br />  <br />  <!--[if gte mso 9]>     Normal   0         14         false   false   false      IT   X-NONE   X-NONE                                                     MicrosoftInternetExplorer4                                                   <![endif]--></div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div>  <!--BLOG_SUMMARY_END--></div>  <div class="paragraph" style="text-align:left;">  <strong style="">Incremento selettivo della detrazione IMU per abitazione principale in funzione della condizione economica del proprietario, parametrata al reddito dello stesso soggetto. </strong><br /><span style=""></span><br /><span style=""></span>  <strong style="">Schema di intervento: </strong><br /><span style=""></span><br /><span style=""></span>  L&rsquo;intervento limita i suoi effetti ai proprietari di abitazioni principali con reddito complessivo fino a 55.000 euro e ai fabbricati classificati nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9. Nello specifico, si aumenta la detrazione di base da 200 a 280, 330 e 400 euro e si escludono le abitazioni principali con categoria catastale A/1 (abitazioni di tipo signorile), A/8 (abitazioni in ville) e A/9 (castelli, palazzi di eminenti pregi artistici o storici).<br /><span style=""></span><br /><span style=""></span>  Tre gli scenari possibili:<br /><span style=""></span><br /><span style=""></span>  1. per immobili di categoria diversa da A/1, A/8 e A/9, esenzione abitazione principale con rendita catastale fino a 418 euro e agevolazione per le altre abitazioni principali di cui sono titolari soggetti che dichiarano un reddito complessivo fino a 55.000 euro (ossia incremento detrazione da 200 a 280 euro). Per gli immobili di categoria da A/1, A/8, A/9 o per quelli di cui sono titolari soggetti che dichiarano un reddito superiore a 55.000 euro si continua ad applicare la detrazione vigente (200 euro); <br /><span style=""></span><br /><span style=""></span>  2. per immobili di categoria diversa da A/1, A/8 e A/9, esenzione abitazione principale con rendita catastale fino a 490 euro e agevolazione per le altre abitazioni principali di cui sono titolari soggetti che dichiarano un reddito complessivo fino a 55.000 euro (ossia incremento detrazione da 200 a 330 euro). Per gli immobili di categoria da A/1, A/8, A/9 o per quelli di cui sono titolari soggetti che dichiarano un reddito superiore a 55.000 euro si continua ad applicare la detrazione vigente (200 euro); <br /><span style=""></span><br /><span style=""></span>  3. per immobili di categoria diversa da A/1, A/8 e A/9, esenzione abitazione principale con rendita catastale fino a 589 euro e agevolazione per le altre abitazioni principali di cui sono titolari soggetti che dichiarano un reddito complessivo fino a 55.000 euro (ossia incremento detrazione da 200 a 400 euro). Per gli immobili di categoria da A/1, A/8, A/9 o per quelli di cui sono titolari soggetti che dichiarano un reddito superiore a 55.000 euro si continua ad applicare la detrazione vigente (200 euro). <br /><span style=""></span><br /><span style=""></span>    <strong style="">Il gettito</strong> a cui si rinuncerebbe &egrave; di 1 mld nel primo scenario, 1.5 nel secondo, 2 nel terzo.<br /><span style=""></span><br /><span style=""></span>  <strong style="">Pro e contro</strong><br /><span style=""></span><br /><span style=""></span>  &bull; Il riferimento al reddito dichiarato dal soggetto come parametro utile alla selezione della platea dei possibili beneficiari di uno sgravio/esenzione dall&rsquo;IMU per l&rsquo;abitazione principale solleva alcune criticit&agrave; legate principalmente alla circostanza che ne beneficerebbero anche i potenziali evasori (ad es. proprietari che dichiarano redditi da lavoro autonomo particolarmente bassi). <br /><span style=""></span><br /><span style=""></span>  &bull; Sono possibili, inoltre, meccanismi elusivi dell&rsquo;imposta (ad es. intestazioni fittizie delle abitazioni a familiari con reddito basso e/o nullo). <br /><span style=""></span><br /><span style=""></span>  &bull; L&rsquo;intervento determina effetti redistributivi positivi migliorando la progressivit&agrave; dell&rsquo;imposta ma anche problemi per i piccoli Comuni che vedrebbero significativamente ridursi la loro principale fonte di gettito. <br /><span style=""></span><br /><span style=""></span>  &bull; Si introducono ulteriori elementi di personalizzazione nel <em style="">design </em>di un&rsquo;imposta di carattere reale (la legislazione vigente per il 2013 e il 2014 gi&agrave; prevede, infatti, la maggiorazione della detrazione di base legata al numero dei figli conviventi di et&agrave; non superiore a 26 anni). <br /><span style=""></span><br /><span style=""></span>  &bull; Si deve, in particolare, ricordare che in materia di tributi locali (IMU e addizionale comunale all&rsquo;IRPEF) alcuni Comuni hanno previsto, con proprie deliberazioni, regimi di favore in relazione a particolari condizioni reddituali. In particolare, per quanto riguarda l&rsquo;IMU, alcuni Comuni hanno stabilito l&rsquo;innalzamento della detrazione nel caso in cui il soggetto passivo dell&rsquo;IMU sia un pensionato il cui reddito non superi un determinato livello; mentre per quanto riguarda l&rsquo;addizionale all&rsquo;IRPEF &egrave; proprio il Legislatore che ha disposto che i Comuni possano fissare con proprio regolamento una soglia di esenzione in ragione del possesso di specifici requisiti reddituali. Fra questi rientrano, come si desume dall&rsquo;esame delle deliberazioni pubblicate sul sito del Dipartimento delle Finanze, anche quelli che riguardano i redditi da pensione non superiori a un importo specifico. <br /><span style=""></span><br /><span style=""></span>    <strong style="">Incremento della detrazione IMU per l&rsquo;abitazione principale decrescente in funzione della condizione economica del nucleo familiare, misurata attraverso l&rsquo;ISEE</strong><br /><span style=""></span><br /><span style=""></span>  <strong style="">Schema di intervento</strong><br /><span style=""></span><br /><span style=""></span>  Si potrebbe prevedere l&rsquo;introduzione di una detrazione <strong style="">aggiuntiva </strong>fino a 600 euro rispetto ai citati 200 euro, decrescente al crescere dell&rsquo;indicatore ISEE, fondato su coefficienti di equivalenza che tengono conto del numero e della tipologia dei componenti familiari. Per questo motivo, la detrazione aggiuntiva potrebbe essere sostitutiva della quota di detrazione oggi collegata al numero dei figli. <br /><span style=""></span><br /><span style=""></span>  Per la graduazione del beneficio &egrave; stato stimato il &ldquo;nuovo&rdquo; ISEE, calcolato in base alla bozza di DPCM di riforma. <br /><span style=""></span><br /><span style=""></span>  La detrazione aggiuntiva potrebbe essere piena (fino a capienza dell&rsquo;IMU) per il 40% pi&ugrave; povero dei contribuenti, come individuato da un ISEE inferiore a 13'000 euro, per poi decrescere fino ad annullarsi ad una soglia ISEE di 70'000 euro, sopra la quale ci sarebbe poco pi&ugrave; del 5% pi&ugrave; benestante. <br /><span style=""></span><br /><span style=""></span>  Ciascun contribuente potrebbe decidere liberamente se far calcolare il proprio ISEE, al fine di fruire della maggiore detrazione o rinunciare al calcolo della detrazione aggiuntiva. <br /><span style=""></span><br /><span style=""></span>    <strong style="">Effetti di gettito di competenza </strong><br /><span style=""></span><br /><span style=""></span>    Una riduzione dell&rsquo;IMU sull&rsquo;abitazione principale collegata all&rsquo;indicatore ISEE nel modo qui previsto genererebbe una <strong style="">riduzione complessiva di gettito annuo di competenza pari a circa 2 miliardi</strong>, corrispondenti ad una riduzione variabile di carico fiscale per i complessivi 24 milioni di soggetti proprietari o comproprietari della casa in cui abitano.<br /><span style=""></span><br /><span style=""></span>  <strong style="">Pro e contro </strong><br /><span style=""></span><br /><span style=""></span>  &bull; Indubbiamente l&rsquo;utilizzo dell&rsquo;ISEE &egrave; in grado di modulare, in modo pi&ugrave; aderente alla reale situazione reddituale e patrimoniale dei contribuenti l&rsquo;entit&agrave; della detrazione IMU per l&rsquo;abitazione principale. Si deve evidenziare che attualmente alcune delibere IMU fanno gi&agrave; riferimento all&rsquo;ISEE per la determinazione dell&rsquo;imposta dovuta per l&rsquo;abitazione principale (ad esempio Alessandria per il 2012 ha previsto una riduzione dell&rsquo;aliquota pari a 1 punto millesimale per i nuclei familiari con ISEE inferiore a 7.500 euro e Macerata, sempre per il 2012, ha stabilito l&rsquo;aumento della detrazione di 50 euro per i soggetti passivi con ISEE inferiore o uguale a &euro; 7.500 e di 25 euro per i soggetti passivi con ISEE compreso tra euro 7.500 e 9.000). <br /><span style=""></span><br /><span style=""></span>  &bull; Il collegamento dell&rsquo;IMU all&rsquo;ISEE giova anche per superare un delicato problema sociale e redistributivo, legato alla situazione di pensionato solo o in coppia senza figli, con redditi minimi e abitazione di propriet&agrave;: in questi casi, in assenza di una ulteriore detrazione legata alla condizione di basso tenore di vita, accade che il pensionato gi&agrave; in difficolt&agrave; per l&rsquo;entit&agrave; del suo reddito debba anche trovare le risorse per pagare l&rsquo;IMU sulla casa in cui abita. <br /><span style=""></span><br /><span style=""></span>  &bull; Tuttavia, per quanto accennato, la riduzione dell&rsquo;imposta per profili &ldquo;reddituali&rdquo; modesti non viene del tutto centrata dall&rsquo;utilizzo dell&rsquo;ISEE, che &egrave; fortemente condizionato dai valori patrimoniali, confermando, per questa via, le eventuali distorsioni che si vogliono qui contrastare. In altre parole, un contribuente redditualmente povero che possiede l&rsquo;abitazione in cui abita non verrebbe sempre individuato come tale da un ISEE che considera eccessivamente il valore della sua abitazione nel misurare il suo tenore potenziale di vita. Questo fenomeno potrebbe essere superato dall&rsquo;utilizzo del solo &ldquo;indicatore della situazione reddituale equivalente&rdquo;, individuabile all&rsquo;interno del pi&ugrave; articolato calcolo dell&rsquo;ISEE. <br /><span style=""></span><br /><span style=""></span>  &bull; Si ricordano le criticit&agrave; gestionali dell&rsquo;intervento in esame appena illustrate nel precedente paragrafo relative alla notevole complessit&agrave; amministrativa e all&rsquo;aggravio degli adempimenti a carico del contribuente. <br /><span style=""></span><br /><span style=""></span>    <strong style="">Rimborso dell&rsquo;IMU sull&rsquo;abitazione (integrale o parziale) attraverso l&rsquo;attribuzione di un credito di imposta (o una detrazione) IRPEF </strong><br /><span style=""></span><br /><span style=""></span>    <strong style="">Schema di intervento </strong><br /><span style=""></span><br /><span style=""></span>  Le ipotesi di esenzione dall&rsquo;IMU per l&rsquo;abitazione principale si scontrano con problematiche legate alla riallocazione di risorse tra Comuni e Stato, considerata l&rsquo;assegnazione dell&rsquo;imposta sulle abitazioni principali ai Comuni, mediante trasferimenti compensativi. <br /><span style=""></span><br /><span style=""></span>  Al contrario, l&rsquo;ipotesi di lasciare il gettito dell&rsquo;IMU sulla abitazione principale ai Comuni sarebbe coerente con la scelta gi&agrave; effettuata dal Legislatore di assegnare loro larga parte delle basi imponibili sugli immobili dei residenti sul territorio degli stessi enti locali e risponderebbe ai principi di sussidiariet&agrave; ed autonomia propri del federalismo fiscale assicurando: <br /><span style=""></span><br /><span style=""></span>  a) stabilit&agrave; del gettito per i Comuni, perch&eacute; si tassano cespiti che non hanno mobilit&agrave; geografica e perci&ograve; garantiscono una base non aleatoria di finanziamento; <br /><span style=""></span><br /><span style=""></span>  b) autonomia e responsabilit&agrave; impositiva degli amministratori locali al fine di garantire efficienza e trasparenza nella gestione del prelievo fiscale verso i cittadini (<em style="">accountability</em>); <br /><span style=""></span><br /><span style=""></span>    L&rsquo;intervento consisterebbe, quindi, nel continuare ad applicare l&rsquo;IMU sull&rsquo;abitazione principale e sulle relative pertinenze e nel prevedere, contestualmente, un recupero dell&rsquo;imposta versata attraverso il riconoscimento di una detrazione da far valere ai fini IRPEF. Il contribuente anticiperebbe il pagamento dell&rsquo;imposta che sarebbe successivamente rimborsata dallo Stato: per ciascun anno di imposta, infatti, l&rsquo;IMU sulla abitazione principale versata sarebbe detraibile dall&rsquo;IRPEF dovuta mediante la dichiarazione dei redditi presentata l&rsquo;anno successivo. <br /><span style=""></span><br /><span style=""></span>  Nel caso di incapienza dell&rsquo;IRPEF del contribuente (ovvero nel caso in cui l&rsquo;IRPEF dovuta fosse inferiore all&rsquo;IMU da detrarre), potrebbero essere previsti meccanismi alternativi quali: i) il rimborso attraverso il modello 730 dei crediti incapienti maturati; ii) la compensazione tra imposte attraverso i pagamenti F24; iii) il rimborso diretto, sulla base di una domanda effettuata dal contribuente. <br /><span style=""></span><br /><span style=""></span>  L&rsquo;entit&agrave; dell&rsquo;IMU detraibile dall&rsquo;IRPEF dovrebbe essere quella commisurata all&rsquo;IMU calcolata ad aliquota e detrazione di base: in caso contrario, i Comuni avrebbero l&rsquo;incentivo ad utilizzare i margini di manovrabilit&agrave; loro concessi portando il prelievo sulle abitazioni principali al livello massimo consentito, beneficiando di maggiori entrate che sarebbero poi rimborsate al contribuente a carico dello Stato. Tali comportamenti genererebbero di fatto effetti indesiderati in termini di responsabilizzazione degli amministratori locali e <em style="">accountability</em>. &nbsp;<br /><span style=""></span><br /><span style=""></span>    <strong style="">Effetti di gettito </strong><br /><span style=""></span><br /><span style=""></span>    E&rsquo; particolarmente complesso prevedere gli impatti di cassa di un tale intervento, in presenza di tre soluzioni alternative relative ai meccanismi applicativi, e in dipendenza della tempestivit&agrave; dei rimborsi, anche se si pu&ograve; affermare che nel primo anno di applicazione ci sarebbe comunque un maggior gettito di cassa, dovuto al sovrapporsi del gettito IMU e di una quota di restituzione rimandata all&rsquo;anno successivo. <br /><span style=""></span><br /><span style=""></span>  In termini di competenza invece la manovra non presenterebbe sostanziali differenze rispetto all&rsquo;esenzione dall&rsquo;IMU per l&rsquo;abitazione principale (se non un leggero maggior gettito per l&rsquo;Erario legato al fenomeno, marginale, del mancato esercizio del diritto al rimborso). <br /><span style=""></span><br /><span style=""></span>  La perdita di gettito per lo Stato, nell&rsquo;ipotesi di piena rimborsabilit&agrave; dell&rsquo;IMU, sarebbe di circa <strong style="">3,4 miliardi di euro (ad aliquota e detrazioni di base)</strong>. <br /><span style=""></span><br /><span style=""></span>  Nell&rsquo;ipotesi invece di una rimborsabilit&agrave; parziale, ad esempio mediante detrazione in cifra fissa, l&rsquo;effetto in termini di competenza sarebbe assimilabile a quello relativo all&rsquo;ipotesi di aumento della detrazione IMU.<br /><span style=""></span><br /><span style=""></span>    <strong style="">Pro e contro </strong><br /><span style=""></span><br /><span style=""></span>  &bull; Il mantenimento del gettito IMU sull&rsquo;abitazione principale a favore dei Comuni sarebbe coerente con i principi di sussidiariet&agrave; ed autonomia tributaria propri del federalismo fiscale ed eviterebbe le complesse operazioni di trasferimento compensativo, nel caso di esenzione dell&rsquo;IMU sulle abitazioni principali. Inoltre, non risulterebbe attenuato il legame fra l&rsquo;onere dell&rsquo;imposta e il corrispettivo ricevuto sotto forma di servizio locale &ndash; che &egrave; un requisito fondamentale per l&rsquo;efficienza di un assetto decentrato. <br /><span style=""></span><br /><span style=""></span>  &bull; Una criticit&agrave; si riscontra nel caso in cui la detraibilit&agrave; dell&rsquo;IMU dall&rsquo;IRPEF fosse consentita non ad aliquota e detrazione di base. L&rsquo;intervento non sarebbe &lsquo;compatibile con gli incentivi&rsquo; alla responsabilizzazione degli enti locali e all&rsquo;accountability: si verificherebbe un incentivo perverso per gli amministratori ad aumentare il prelievo sulle abitazioni principali ai livelli massimi, considerato che il diritto al rimborso dell&rsquo;IMU sarebbe interamente a carico dello Stato. <br /><span style=""></span><br /><span style=""></span>  &bull; Un&rsquo;ulteriore criticit&agrave; &egrave; rappresentata dalla complessit&agrave; amministrativa e dai maggiori oneri di adempimento per i cittadini e per le strutture dell&rsquo;Amministrazione (gestione dei rimborsi in caso di IRPEF non capiente e di rimborsabilit&agrave; piena della quota eccedente ed esercizio dell&rsquo;attivit&agrave; di controllo). <br /><span style=""></span><br /><span style=""></span>  &bull; Si deve sottolineare che per il contribuente l&rsquo;intervento costituirebbe di fatto un prestito forzoso infruttifero, cio&egrave; un&rsquo;anticipazione al Comune di un&rsquo;imposta che sarebbe rimborsata dallo Stato l&rsquo;anno successivo. <br /><span style=""></span><br /><span>(fonte <a href="http://www.mef.gov.it/">MEF</a>)</span><br /><span style=""></span>  </div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[L'analisi di Sapelli sulla moneta unica europea]]></title><link><![CDATA[https://www.storiaeconomica.com/attualitagrave/lanalisi-di-sapelli-sulla-moneta-unica-europea]]></link><comments><![CDATA[https://www.storiaeconomica.com/attualitagrave/lanalisi-di-sapelli-sulla-moneta-unica-europea#comments]]></comments><pubDate>Wed, 10 Jul 2013 13:38:25 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.storiaeconomica.com/attualitagrave/lanalisi-di-sapelli-sulla-moneta-unica-europea</guid><description><![CDATA[  Il prof. Giulio Sapelli, docente di storia economica presso l&rsquo;Universit&agrave; Statale di Milano, critica la moneta unica nella maniera in cui &egrave; stata realizzata. La sua analisi parte dai dubbi gi&agrave; espressi da economisti del calibro di Krugman e Stiglitz. Sapelli sottolinea il fatto che non &egrave; mai esistita una moneta senza uno &nbsp;stato, il quale ha tre caratteristiche fondamentali:  &nbsp;1 monopolio della forza   2 potere di imposizione fiscale   3 potere dibatte [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div class="paragraph" style="text-align:left;">  Il prof. Giulio Sapelli, docente di storia economica presso l&rsquo;Universit&agrave; Statale di Milano, critica la moneta unica nella maniera in cui &egrave; stata realizzata. La sua analisi parte dai dubbi gi&agrave; espressi da economisti del calibro di Krugman e Stiglitz. <br /><span style=""></span>Sapelli sottolinea il fatto che non &egrave; mai esistita una moneta senza uno &nbsp;stato, il quale ha tre caratteristiche fondamentali:<br /><span style=""></span><br /><span style=""></span>  &nbsp;1 monopolio della forza <br /><span style=""></span><br /><span style=""></span>  2 potere di imposizione fiscale <br /><span style=""></span><br /><span style=""></span>  3 potere dibattere moneta<br /><span style=""></span><br /><span style=""></span>  L&rsquo;Europa si trova cos&igrave; ad avere una moneta unica senza che esista un vero e proprio stato europeo. Le critiche di Sapelli, che espone senza peli sulla lingua (come &egrave; nella sua natura), sono rivolte sopratutto ai banchieri centrali europei, in particolare all&rsquo;ex numero uno di Bankitalia. Non si salvano nemmeno certi politici che, nell&rsquo;opinione di Sapelli, non si sono curati di un fattore importantissimo: lo statuto della BCE, che avrebbe dovuto ricalcare il modello della FED. <br /><span style=""></span><br /><span style=""></span>  </div>  <div class="wsite-youtube" style="margin-top:10px;margin-bottom:10px;"><div style="text-align: center;"><object width="400" height="330"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/w1urQtRDQz8?version=3"></param><param name="wmode" value="transparent"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowScriptAccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/w1urQtRDQz8?version=3" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" wmode="transparent" width="400" height="330"></embed></object></div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Festival economia: l'Europa e le battaglie della sovranità]]></title><link><![CDATA[https://www.storiaeconomica.com/attualitagrave/festival-economia-leuropa-e-le-battaglie-della-sovranit]]></link><comments><![CDATA[https://www.storiaeconomica.com/attualitagrave/festival-economia-leuropa-e-le-battaglie-della-sovranit#comments]]></comments><pubDate>Fri, 31 May 2013 12:11:11 GMT</pubDate><category><![CDATA[europa]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.storiaeconomica.com/attualitagrave/festival-economia-leuropa-e-le-battaglie-della-sovranit</guid><description><![CDATA[  Quest'anno il festival dell'economia di Trento, che si tiene dal 30 maggio al 2 giugno, titola: Sovranit&agrave; in conflitto. Le questioni su cui si dovr&agrave; dibattere sono di fondamentale importanza, e tutt'altro che di facile soluzione: pensiamo al processo di integrazione che sta investendo l'Europa. Le dinamiche e gli scopi non sono affatto scontati: perch&eacute; &egrave; necessaria un'unione monetaria? Fino a dove &egrave; possibile coordinare aree di politica economica? Qual'&egrav [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='z-index:10;position:relative;float:left;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.storiaeconomica.com/uploads/1/8/9/7/18974387/509217.jpg?202" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px;" alt="Immagine" class="galleryImageBorder" /></a><span style="display: block; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;"></span></span> <div class="paragraph" style="text-align:left;display:block;"> Quest'anno il festival dell'economia di Trento, che si tiene dal 30 maggio al 2 giugno, titola: Sovranit&agrave; in conflitto. Le questioni su cui si dovr&agrave; dibattere sono di fondamentale importanza, e tutt'altro che di facile soluzione: pensiamo al processo di integrazione che sta investendo l'Europa. Le dinamiche e gli scopi non sono affatto scontati: perch&eacute; &egrave; necessaria un'unione monetaria? Fino a dove &egrave; possibile coordinare aree di politica economica? Qual'&egrave; il livello ottimale per integrare la politica economica tra gruppi di Paesi? Quali cessioni di sovranit&agrave; bisogna attuare per costruire un'unione politico-economica che funzioni?<br /><span style=""></span><br /><span style=""></span> </div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div>  <!--BLOG_SUMMARY_END--></div>  <div class="paragraph" style="text-align:left;"> Una nube scura di anti-europeismo si sta addensando sopra il continente;  Al festival dell'economia bisogner&agrave; ribadire il senso dell'Europa unita, nonostante la crisi, anzi a maggior ragione per via della crisi.<br /><span style=""></span><br /><span style=""></span> Nella <a href="http://2013.festivaleconomia.eu/-/editoriale?redirect=http%3A%2F%2F2013.festivaleconomia.eu%2Fhome%3Fp_p_id%3D101_INSTANCE_nhwo8Rkmd6tw%26p_p_lifecycle%3D0%26p_p_state%3Dnormal%26p_p_mode%3Dview%26p_p_col_id%3Dcolumn-1%26p_p_col_pos%3D1%26p_p_col_count%3D2">riflessione</a> dell'economista Tito Boeri viene ricordato come &egrave; stata la realt&agrave; a spingere sempre di pi&ugrave; verso un processo di integrazione:  &ldquo;Governi nazionali sono dovuti intervenire per salvare istituzioni finanziarie che erano fino a 10 volte pi&ugrave; grandi di loro. Hanno scoperto, loro malgrado, che l'unico modo per affrontare il problema era quello di gestire la crisi (e gli aiuti) assieme ad altri paesi, rinunciando a un pezzo della loro sovranit&agrave; per magari non perderla del tutto, travolti dal fallimento di istituzioni molto pi&ugrave; grandi di loro e che non potevano lasciar fallire senza fallire essi stessi&rdquo;. <br /><span></span>Molto bella e azzeccata &egrave; l'immagine che usa per spiegare l'unione monetaria: &ldquo; &egrave; nata come scelta volontaria e cosciente di governi sovrani, di privarsi di autorit&agrave; nella conduzione della politica monetaria. Come Ulisse si era fatto legare le mani all'albero maestro per resistere al richiamo delle sirene, cos&igrave; i governi hanno voluto privarsi della possibilit&agrave; di decidere in proprio&rdquo;.<br /><span style=""></span><br /><span style=""></span> Insomma, si cede sovranit&agrave; nazionale per guadagnare un nuovo livello di governo che possa affrontare meglio determinati problemi: l'Europa unita ha senso se pu&ograve; dare risposte ai cittadini europei meglio di quanto non potrebbero fare i singoli stati separatamente.<br /><span style=""></span><br /><span style=""></span> Boeri risponde anche ai profeti di sventura continentali: &ldquo;Sostengono che cos&igrave; finiremmo di essere schiavi dello spread e potremmo finalmente svalutare per diventare pi&ugrave; competitivi e per tornare a crescere. Non dicono che cos&igrave; lo spread tenderebbe all'infinito perch&eacute; il ripudio del debito inevitabilmente associato all'uscita dall'euro e alla svalutazione porterebbe alla fuga di capitali e non avremmo pi&ugrave; nessuno al di fuori del nostro paese disposto a comprare i nostri titoli di stato.&rdquo;<br /><span style=""></span><br /><span style=""></span> Se ognuno si rinchiudesse dentro il proprio orto per tentare di tutelarlo il risultato sarebbe che, dopo un po' di tempo, nessuno avrebbe pi&ugrave; nessun terreno coltivabile.<br /><span style=""></span>Certo: una volta che si decide di dare vita a un &ldquo;grande orto&rdquo; che possa guardare con speranza al futuro, bisogna farlo nella maniera giusta. L'Europa cos&igrave; come &egrave; oggi non va: ma la soluzione non &egrave; tornare indietro agli egoismo nazionali, ma fare una vera unione politica, efficiente e solidale europea.  <br /><span style=""></span><br /><span style=""></span> Guardiamo alla storia: dopo l'indipendenza dall'Inghilterra, gli stati americani erano disuniti e pieni di debiti. Un visionario come Hamilton cap&igrave; subito cosa bisognava fare: mutualizzare il debito e fare un governo federale, perch&eacute; il bivio consisteva nel crescere insieme o morire da soli.  Oggi gli Stati Uniti sono la potenza mondiale per antonomasia.<br /><span style=""></span><br /><span style=""></span> L'Europa, che &egrave; una realt&agrave; per molti versi differente da quella americana, si trova a dover affrontare decisioni analoghe. L'Europa tedesca non pu&ograve; funzionare, l'Europa dei governi nemmeno: serve, bens&igrave;, il governo europeo.<br /><span style=""></span><br /><br /><span>G. Brigatti</span><br /><span style=""></span> </div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Cosa sta succedendo a Bologna?]]></title><link><![CDATA[https://www.storiaeconomica.com/attualitagrave/cosa-sta-succedendo-a-bologna]]></link><comments><![CDATA[https://www.storiaeconomica.com/attualitagrave/cosa-sta-succedendo-a-bologna#comments]]></comments><pubDate>Tue, 14 May 2013 18:16:10 GMT</pubDate><category><![CDATA[sussidiariet&agrave;]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.storiaeconomica.com/attualitagrave/cosa-sta-succedendo-a-bologna</guid><description><![CDATA[A Bologna si &egrave; preparato un referendum consultivo che si terr&agrave; il 26 maggio. La questione dibattuta &egrave; sugli aiuti comunali alle scuole d'infanzia paritarie. Alla luce di un'obiettiva analisi della situazione, risultano profondamente ideologiche le motivazioni dei promotori del referendum, che hanno incassato anche l'appogio di Rodot&agrave; (il candidato Presidente della Repubblica di Grillo). Per chiarire quanto stia accadendo &egrave; utile la spiegazione di Sebastiano Pan [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div class="paragraph" style="text-align:left;">A Bologna si &egrave; preparato un referendum consultivo che si terr&agrave; il 26 maggio. La questione dibattuta &egrave; sugli aiuti comunali alle scuole d'infanzia paritarie. <br /><span>Alla luce di un'obiettiva analisi della situazione, risultano profondamente ideologiche le motivazioni dei promotori del referendum, che hanno incassato anche l'appogio di Rodot&agrave; (il candidato Presidente della Repubblica di Grillo). </span><br /><span>Per chiarire quanto stia accadendo &egrave; utile la spiegazione di Sebastiano Pantaleoni. </span><span>&nbsp; </span></div>  <div>  <!--BLOG_SUMMARY_END--></div>  <div class="paragraph" style="text-align:left;">"Il 26 maggio i residenti nel Comune di Bologna saranno chiamati ad esprimersi su un <strong style="">Referendum consultivo per l'abrogazione dei contributi comunali alle scuole dell'infanzia paritarie a gestione privata.</strong><br /><br />&#8232;E  come accade solitamente, in virt&ugrave; di un consolidato vizio italico, la  questione trascende dalle proprie specificit&agrave; e assume connotati  ideologici, spostandone l'interesse da locale a nazionale, diventando  campo di battaglia per testare nuove forme di alleanza ( M5S - SEL) o  prova di forza tra anime contrapposte di un partito in cerca di guida e  di nuovi equilibri<br />( Pd ).<br /><br />&#8232;Il tutto ovviamente a scapito  degli interessi dei contribuenti e dei diritti dei cittadini, cosa  ancora pi&ugrave; grave in un contesto nel quale si discute del diritto  all'educazione dei nostri figli. Anche in questo caso come spesso accade  e come ci racconta <u style=""><strong style=""><a style="" href="http://www.tempi.it/polito-ho-firmato-lappello-per-le-scuole-paritarie-di-bologna-va-difesa-la-liberta-di-educazione#.UZDAxUKaOTs" target="" title="">A.  Polito, editorialista del CorSera in un suo intervento "il pensiero dei  promotori del referendum e' viziato da un grande pregiudizio ideologico  che confonde la laicit&agrave; con la discriminazione</a></strong></u>, per cui  dovrebbe essere prerogativa dello Stato fornire il servizio educativo  scolastico, mentre &egrave; prerogativa dei genitori scegliere a chi delegare  l'istruzione dei propri figli."<br /><br />&#8232;Ma concentriamoci sui fatti. &#8232;Il  Comune di Bologna destina 35 milioni di euro alle scuole d'infanzia  comunali, 665.000 euro alle scuole d'infanzia statali e 1.055.500 di  euro alle scuole d'infanzia paritarie, trasferendo pertanto a queste  ultime il 2,8% delle proprie risorse mentre queste accolgono il 21% dei  bambini bolognesi.&#8232; Per ognuno dei 5137 bambini che trovano posto nelle  scuole d'infanzia comunali il costo per le casse comunali e' di 6900  euro, di 445 euro per ogni bambino che frequenta le scuole d'infanzia  statale ( il restante e' a carico dello Stato ), e di 600 euro per  ognuno dei 1736 bambini che frequentano le scuole d'infanzia paritaria (  il restante e' a carico delle famiglie ).<br /><br />&#8232;E quindi? Perch&eacute;  questo referendum?&#8232; Non in nome della laicit&agrave; dello Stato, in quanto le  scuole paritarie sono sia laiche che religiose, e neppure per difendere  il principio costituzionale della Scuola pubblica visto che la scuola e'  pubblica indipendentemente dal soggetto che eroga il servizio.&#8232; Forse  perch&eacute; se quel milione di euro fosse destinato alle scuole comunali  avremmo un servizio migliore? Anche questa ipotesi e' smentita dai  fatti, in questo caso infatti il comune riuscirebbe a creare e gestire  solo 170 nuovi posti negando a 1580 famiglie la possibilit&agrave; di accedere  alle scuole paritarie con retta agevolata, creando cos&igrave; un'ulteriore  discriminazione, rendendo la scuola privata accessibile solo alle  famiglie pi&ugrave; abbienti.<br /><br />&#8232;In conclusione, sebbene il referendum sia solo consultivo, <strong style="">speriamo  che i cittadini bolognesi, sempre attenti ai contenuti, focalizzino la  propria attenzione sui dati reali, salvaguardando questo esempio di  sussidiariet&agrave; introdotto dalla Legge n.62 del 10 marzo 2000</strong>, che rappresenta una modalit&agrave; virtuosa, seppure ancora parziale ed insufficiente, di utilizzare le risorse della collettivit&agrave;.&#8232;<br /><br />La speranza infine &egrave; che <strong style="">lo strumento del Referendum torni ad essere utilizzato, in ambito locale e nazionale</strong>,  per il proprio scopo originario magari a fronte di alcune modifiche per  renderlo pi&ugrave; efficace, pensando alla riduzione del quorum e delle firme  per la presentazione e all'introduzione del referendum propositivo."<br /><br /><span>(l'<a title="" href="http://www.italiafutura.it/dettaglio/115889/il_referendum_per_labrogazione_dei_contributi_comunalialle_scuole_dellinfanzia_paritarie">articolo</a></span> &egrave; apparso sul sito www.italiafutura.it) <br /></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[La situazione lavorativa in Italia]]></title><link><![CDATA[https://www.storiaeconomica.com/attualitagrave/la-situazione-lavorativa-in-italia]]></link><comments><![CDATA[https://www.storiaeconomica.com/attualitagrave/la-situazione-lavorativa-in-italia#comments]]></comments><pubDate>Wed, 01 May 2013 13:24:22 GMT</pubDate><category><![CDATA[lavoro]]></category><category><![CDATA[occupazione]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.storiaeconomica.com/attualitagrave/la-situazione-lavorativa-in-italia</guid><description><![CDATA[In occasione del 1 maggio, storiaeconomica.com propone la situazione  lavorativa in Italia aggiornata a marzo 2013. In tale mese il numero  degli occupati &egrave; di 22 milioni 674 mila; da febbraio il calo &egrave; pari a  51mila (-0,2%). Mentre su base annua sono 248mila i posti persi (-1,1%).I disoccupati sono 2  milioni 950 mila, e diminuiscono rispetto a febbraio di 14mila (-0,5%);  ma su base annua le persone senza un lavoro aumentano di ben 297mila  (+11,2%). Per quanto riguarda la disoc [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div class="paragraph" style="text-align:left;">In occasione del 1 maggio, storiaeconomica.com propone la situazione  lavorativa in Italia aggiornata a marzo 2013. In tale mese il numero  degli occupati &egrave; di 22 milioni 674 mila; da febbraio il calo &egrave; pari a  51mila (-0,2%). Mentre su base annua sono 248mila i posti persi (-1,1%).<br />I disoccupati sono 2  milioni 950 mila, e diminuiscono rispetto a febbraio di 14mila (-0,5%);  ma su base annua le persone senza un lavoro aumentano di ben 297mila  (+11,2%). <br />Per quanto riguarda la disoccupazione giovanile,  sono 635 mila le persone tra i 15 e i 24 anni che stanno cercando un  lavoro. (In allegato il documento integrale dell'ISTAT)</div>  <div><div style="margin: 10px 0 0 -10px"> <a href="https://www.storiaeconomica.com/uploads/1/8/9/7/18974387/occupati_e_disoccupati_mensili_-_30_apr_2013_-_testo_integrale.pdf"><img src="http://www.weebly.com/weebly/images/file_icons/pdf.png" width="36" height="36" style="float: left; position: relative; left: 0px; top: 0px; margin: 0 15px 15px 0; border: 0;" /></a><div style="float: left; text-align: left; position: relative;"><table style="font-size: 12px; font-family: tahoma; line-height: .9;"><tr><td colspan="2"><b> occupati_e_disoccupati_mensili_-_30_apr_2013_-_testo_integrale.pdf</b></td></tr><tr style="display: none;"><td>File Size:  </td><td>234 kb</td></tr><tr style="display: none;"><td>File Type:  </td><td> pdf</td></tr></table><a href="https://www.storiaeconomica.com/uploads/1/8/9/7/18974387/occupati_e_disoccupati_mensili_-_30_apr_2013_-_testo_integrale.pdf" style="font-weight: bold;">Download File</a></div> </div>  <hr style="clear: both; width: 100%; visibility: hidden"></hr></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Dopo il discorso di Napolitano, quale prospettiva per l'Italia?]]></title><link><![CDATA[https://www.storiaeconomica.com/attualitagrave/dopo-il-discorso-bellissimo-di-napolitano-quale-prospettiva-per-litalia]]></link><comments><![CDATA[https://www.storiaeconomica.com/attualitagrave/dopo-il-discorso-bellissimo-di-napolitano-quale-prospettiva-per-litalia#comments]]></comments><pubDate>Mon, 22 Apr 2013 17:03:51 GMT</pubDate><category><![CDATA[italia]]></category><category><![CDATA[napolitano]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.storiaeconomica.com/attualitagrave/dopo-il-discorso-bellissimo-di-napolitano-quale-prospettiva-per-litalia</guid><description><![CDATA[  Per fronteggiare l'attuale recessione economica, che rischia di prolungarsi ad oltranza, il presidente di Confindustria, Squinzi, torna a chiedere dalle colonne del Financial Times la formazione di un governo attivo e stabile.  La rielezione del Presidente Napolitano rende questo appello un po' meno illusione, e un po' pi&ugrave; speranza. Egli pu&ograve; essere il &ldquo;fattore coagulante&rdquo; per la formazione di un esecutivo solido, grazie alla sua lungimiranza e alla sua concretezza.    [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;z-index:10;width:auto;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.storiaeconomica.com/uploads/1/8/9/7/18974387/7578551.jpg?248" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Immagine" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="text-align:left;display:block;"> Per fronteggiare l'attuale recessione economica, che rischia di prolungarsi ad oltranza, il presidente di Confindustria, Squinzi, torna a chiedere dalle colonne del <em style="">Financial Times</em> la formazione di un governo attivo e stabile.  <br /><span style=""></span>La rielezione del Presidente Napolitano rende questo appello un po' meno illusione, e un po' pi&ugrave; speranza. Egli pu&ograve; essere il &ldquo;fattore coagulante&rdquo; per la formazione di un esecutivo solido, grazie alla sua lungimiranza e alla sua concretezza.<br /><span style=""></span><br /><span style=""></span> </div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div>  <!--BLOG_SUMMARY_END--></div>  <div class="paragraph" style="text-align:left;">Dalla realt&agrave; non si scappa, Napolitano lo ha ricordato ai parlamentari nel suo discorso di insediamento.<br /><br />In Italia vige il bicameralismo paritario, pertanto dalla matematica non si pu&ograve; sfuggire: se non si ha la maggioranza assoluta sia alla camera che al senato non si pu&ograve; governare. E poich&eacute; il centrosinistra ha solo la maggioranza relativa al senato non ha i numeri per fare un governo autonomo.<br /><br />Quindi il bivio: o si forma un governo di larghe intese, che il Presidente della Repubblica ha ricordato non essere un orrore; o si torna al voto. Ma in un momento come questo la tempestivit&agrave; &egrave; d'obbligo. Stare a guardare nell'attesa di un nuovo voto, mentre le imprese e cittadini sono sempre pi&ugrave; torchiati dalla crisi, sarebbe un atto di cinismo.<br /><br />In Germania il governo costituito da forze composite ha funzionato (nel 2005 CDU, CSU e SPD hanno collaborato). I dubbi sulla validit&agrave; di un tale modello in Italia sono legittimi, ma precludere tale possibilit&agrave; in maniera intransigente, nelle condizioni in cui il nostro paese versa oggigiorno, non possiamo permettercelo.<br /><br />L'importante &egrave; che il nuovo governo, al di l&agrave; dei nomi e delle sigle politiche, affronti i problemi concreti che vanno oltre le ideologie di parte. Un compromesso illuminato seppur imperfetto, nel nome del bene comune, non &egrave; un'utopia.<br /><br />Le questioni pi&ugrave; stringenti, che in virt&ugrave; del senso della realt&agrave; vanno riconosciute da tutti i partiti, sono ben individuati da Giavazzi e Alesina nel loro <a target="_blank" href="http://www.corriere.it/editoriali/13_aprile_22/e-adesso-pensate-a-famiglie-e-imprese-alberto-alesina-francesco-giavazzi_f24b7968-ab05-11e2-8dd6-b5ff5800dec2.shtml">articolo</a> comparso oggi sul <em>Corriere della Sera</em>; in materia economica si rende necessario &ldquo;abbassare le tasse su lavoro e investimenti e far ripartire il credito a famiglie e imprese&rdquo;. Serve un taglio fiscale rilevante; &ldquo;un obbiettivo di 4 punti di Pil (circa 50 miliardi), che ci allineerebbe alla pressione fiscale tedesca, non &egrave; irraggiungibile nell'arco di qualche anno&rdquo;.<br /><br />I fondi si possono trovare: &ldquo;10-12 miliardi di sussidi si possono abolire da domani, come da mesi chiede Confindustria&rdquo;. Il rapporto Giavazzi, redatto su richiesta del governo Monti, contiene un provvedimento di legge gi&agrave; pronto. Il principio &egrave; molto semplice: ai ricchi si propongono meno tasse, ma in cambio devono pagare alcuni servizi. Per esempio: &ldquo;Uno studente universitario costa allo Stato, in media, 7 mila euro l'anno. I ricchi, dopo che gli sono state abbassate le tasse, devono pagarne 10. Con i 3 che avanzano si possono finanziare borse di studio per i meno abbienti meritevoli&rdquo;. Stesso principio va applicato in campo sanitario.<br /><br />Un altro metodo per reperire risorse consiste nel rivedere gli incentivi alle energie rinnovabili che generano una rendita finanziata dalle bollette degli italiani.<br /><br />Giavazzi e Alesina fanno anche un'osservazione sul debito pubblico: meglio che cresca di qualche punto, purch&eacute; serva a far ripartire l'economia. Un ulteriore contrazione del Pil italiano peserebbe di pi&ugrave; che non tale opzione.<br /><br />Ma per affrontare queste, e tutte le altre questioni aperte del nostro paese, si deve necessariamente formare un governo forte e stabile; servono senso della realt&agrave; e assunzione di responsabilit&agrave;. Insomma serve comprendere il senso del discorso (lucido, commovente e lungimirante) di Napolitano. Uno statista.<br /><br /><br />G. Brigatti<br /><br /></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Le proposte economiche dei saggi del Presidente]]></title><link><![CDATA[https://www.storiaeconomica.com/attualitagrave/le-proposte-economiche-dei-saggi-del-presidente]]></link><comments><![CDATA[https://www.storiaeconomica.com/attualitagrave/le-proposte-economiche-dei-saggi-del-presidente#comments]]></comments><pubDate>Sun, 21 Apr 2013 11:34:59 GMT</pubDate><category><![CDATA[italia]]></category><category><![CDATA[napolitano]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.storiaeconomica.com/attualitagrave/le-proposte-economiche-dei-saggi-del-presidente</guid><description><![CDATA[  All'agenda in materia socio-economica ed europea hanno lavorato sei saggi: Filippo Bubbico, Giancarlo Giorgetti, Enrico Giovannini, Enzo Moavero Milanesi, Giovanni Pitruzzella e Salvatore Rossi.Nell'introduzione si afferma che il documento &egrave; un &ldquo;elenco ragionato di possibili linee di una futura azione di governo in campo economico-sociale-ambientale&rdquo;. Molti sono i temi trattati: creare e sostenere lavoro, aiutare le famiglie, riformare il sistema tributario, favorire il cred [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='z-index:10;position:relative;float:left;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.storiaeconomica.com/uploads/1/8/9/7/18974387/4794597.jpg?175" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px;" alt="Immagine" class="galleryImageBorder" /></a><div style="display: block; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;"></div></span> <div class="paragraph" style="text-align:left;display:block;"> All'agenda in materia socio-economica ed europea hanno lavorato sei saggi: Filippo Bubbico, Giancarlo Giorgetti, Enrico Giovannini, Enzo Moavero Milanesi, Giovanni Pitruzzella e Salvatore Rossi.<br /><span style=""></span>Nell'introduzione si afferma che il documento &egrave; un &ldquo;elenco ragionato di possibili linee di una futura azione di governo in campo economico-sociale-ambientale&rdquo;. Molti sono i temi trattati: creare e sostenere lavoro, aiutare le famiglie, riformare il sistema tributario, favorire il credito alle PMI, rilanciare il ruolo dell'Italia nel commercio internazionale, aprire alla concorrenza (per citare i punti principali).  <br /><span style=""></span><br /><span style=""></span> </div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div>  <!--BLOG_SUMMARY_END--></div>  <div class="paragraph" style="text-align:left;"> Ecco la sintesi delle proposte:  <br /><span style=""></span><br /><span style=""></span> Per quanto riguarda lo stimolo alla <strong style="">crescita economica</strong>:<br /><span style=""></span><br /><span style=""></span>  	<em style="">Fare 	arrivare il credito alle piccole e medie imprese (PMI) e completare 	il pagamento dei debiti </em> 	<br /><span style=""></span><br /><span style=""></span> 	<em style="">commerciali 	della pubblica amministrazione</em><br /><span style=""></span><br /><span style=""></span> 	-Completare 	il pagamento dell&rsquo;intero ammontare dei debiti commerciali della 	pubblica amministrazione verso le imprese e far si che 	l&rsquo;obbligatorio termine di 30 giorni per i pagamenti, in vigore 	dall&rsquo;inizio dell&rsquo;anno, sia effettivamente rispettato<br /><span style=""></span><br /><span style=""></span> 	-Espandere 	la operativit&agrave; del Fondo Centrale di Garanzia per le piccole e 	medie imprese, che pu&ograve;, attraverso garanzie a banche e Confidi sui 	prestiti alle PMI, attivare prestiti aggiuntivi per oltre 30 	miliardi<br /><span style=""></span><br /><span style=""></span> 	-Accelerare 	l&rsquo;utilizzazione dei Fondi strutturali dell&rsquo;Unione europea, 	rafforzando la sinergia fra amministrazioni centrale, regionali, 	locali e imprese<br /><span style=""></span><br /><span style=""></span> 	<em style="">Rilanciare 	il ruolo dell&rsquo;Italia negli scambi internazionali</em><br /><span style=""></span><br /><span style=""></span> 	-Accrescere 	l&rsquo;operativit&agrave; del polo costituito da Sace, Simest e Cassa 	Depositi e Prestiti in materia di assicurazione e finanziamento 	delle esportazioni, rimodulando la relativa disciplina normativa sul 	modello della Ipex-Bank tedesca<br /><span style=""></span><br /><span style=""></span> 	-Con 	l'occasione dell'Expo2015, mobilitare istituzioni e sistemi 	produttivi ai fini di un rilancio dell&rsquo;immagine italiana nel mondo 	e per assicurare il massimo impatto dell&rsquo;evento sull&rsquo;economia 	nazionale  	<br /><span style=""></span><br /><span style=""></span> 	-Concentrare 	nei prossimi due anni risorse per potenziare il settore turistico e 	valorizzare il patrimonio culturale attivando diversi strumenti di 	partnership pubblico-privato<br /><span style=""></span><br /><span style=""></span> 	<em style="">Favorire 	la ricerca, l&rsquo;innovazione e la crescita delle imprese</em><br /><span style=""></span><br /><span style=""></span> 	-Istituire 	un Fondo di investimento pubblico-privato che operi come fondo di 	fondi di venture capital, rafforzando normativamente l'operativit&agrave; 	dei due fondi di private equity gi&agrave; costituiti presso la Cassa 	Depositi e Prestiti (Fondo italiano di investimento e Fondo 	strategico italiano)<br /><span style=""></span><br /><span style=""></span> 	-Riconoscere 	un credito d'imposta a fronte di spese per Ricerca e Sviluppo<br /><span style=""></span><br /><span style=""></span> 	-Sostenere 	le PMI nella partecipazione alle gare per i fondi dell&rsquo;Unione 	europea in questo settore<br /><span style=""></span><br /><span style=""></span> 	-Vengono 	proposte misure per potenziare il sistema pubblico della ricerca<br /><span style=""></span><br /><span style=""></span> 	<em style="">Migliorare 	il sistema tributario</em><br /><span style=""></span><br /><span style=""></span> 	-Presentare 	all&rsquo;approvazione del Parlamento il disegno di legge &ldquo;delega 	fiscale&rdquo;<br /><span style=""></span><br /><span style=""></span> 	-Vengono 	suggerite diverse misure per migliorare il rapporto tra fisco e 	cittadino e per rafforzare la lotta all&rsquo;evasione fiscale<br /><span style=""></span><br /><span style=""></span> 	<em style="">Aprire 	alla concorrenza, tutelare meglio i consumatori</em><br /><span style=""></span><br /><span style=""></span> 	-Utilizzare 	lo strumento della "Legge annuale sulla concorrenza" per 	procedere ad una revisione degli aspetti anticoncorrenziali della 	legislazione vigente, rafforzando il controllo dell'AGCM sulla 	legislazione regionale<br /><span style=""></span><br /><span style=""></span> 	-Vengono 	suggerite diverse misure per aumentare la concorrenza in diversi 	settori (trasporti, assicurazioni, energia, ecc.)<br /><span style=""></span><br /><span style=""></span> 	Per 	quanto riguarda la tutela del <strong style="">sociale</strong>:<br /><span style=""></span><br /><span style=""></span> 	<em style="">Lavoro 	e condizioni sociali delle famiglie</em><br /><span style=""></span><br /><span style=""></span>  -Nei prossimi mesi destinare qualunque sopravvenienza finanziaria all&rsquo;emergenza lavoro e al sostegno delle persone e delle famiglie in grave difficolt&agrave; economica<br /><span style=""></span><br /><span style=""></span> -Rifinanziare gli ammortizzatori sociali in deroga<br /><span style=""></span><br /><span style=""></span> -Affrontare la grave questione dei cosiddetti &ldquo;esodati&rdquo;<br /><span style=""></span><br /><span style=""></span> -Riconoscere un credito d'imposta ai lavoratori a bassa retribuzione (fra i quali &egrave; maggiore la quota di giovani), che si trasformi in sussidio monetario se eccede l'imposta dovuta<br /><span style=""></span><br /><span style=""></span> -Favorire il lavoro femminile, potenziando, tra l&rsquo;altro, il telelavoro e gli strumenti per migliorare la conciliazione dei tempi di lavoro e di cura familiare  <br /><span style=""></span><br /><span style=""></span> -Realizzare l&rsquo;alternanza scuola-lavoro, anche per gli universitari<br /><span style=""></span><br /><span style=""></span> -Vengono proposti modi per stabilizzare e ampliare l&rsquo;agevolazione fiscale della &ldquo;retribuzione di produttivit&agrave;&rdquo;<br /><span style=""></span><br /><span style=""></span> -Definire il nuovo ISEE (indicatore della situazione economica equivalente), gi&agrave; all'esame dalla Conferenza Stato-Regioni, da cui dipendono molti benefici eprestazioni sociali<br /><span style=""></span><br /><span style=""></span> -Emanare i decreti attuativi del Casellario dell&rsquo;assistenza gi&agrave; previsto dalla legge al fine di meglio identificare i destinatari degli interventi ed evitare distorsioni dovuta al cumulo delle prestazioni<br /><span style=""></span><br /><span style=""></span> -Valutare le diverse ipotesi relative all&rsquo;eventuale introduzione di un reddito minimo di inserimento, da inserire in un quadro complessivo di revisione dell&rsquo;assistenza<br /><span style=""></span><br /><span style=""></span> -Migliorare le relazioni industriali disciplinando la rappresentativit&agrave; sindacale, la partecipazione dei lavoratori nell&rsquo;impresa, ecc. e favorendo sul piano fiscale l&rsquo;azionariato dei lavoratori<br /><span style=""></span><br /><span style=""></span> <em style="">Potenziare l&rsquo;istruzione e il capitale umano</em><br /><span style=""></span><br /><span style=""></span> -Vengono proposti modi per contrastare il grave fenomeno dell&rsquo;abbandono scolastico e sostenere il diritto allo studio<br /><span style=""></span><br /><span style=""></span> -Vengono suggerite misure per promuovere la digitalizzazione delle scuole e la cultura dei &ldquo;dati aperti&rdquo;<br /><span style=""></span><br /><span style=""></span> <br /> (fonte www.quirinale.it)<br /></div>]]></content:encoded></item></channel></rss>